Concorso Leica 24×36…votatemi!

CHE COS’È

Leica X1 Talent è un progetto che mira a scoprire i nuovi talenti della fotografia italiana. Chi pensa di avere talento fotografico può accettare la sfida e mettersi in gioco, per mostrare le proprie immagini e farsi votare dal pubblico. Si vota solo attraverso Facebook, ma si potrà usare anche Twitter per promuoversi e raggiungere il maggior numero possibile di utenti della rete. Per questo ogni partecipante accetterà “l’amicizia” e il “following” di Leica. Chi vota potrà esprimere il suo “like” senza alcuna formalità o registrazione. Per maggiori dettagli scarica il regolamento completo.

COME FUNZIONA

Iscrizione
Ogni partecipante caricherà sul sito tre fotografie in formato Jpeg, al massimo di 2mb l’una: a colori, in bianco e nero, elaborate o meno, su qualsiasi soggetto e scattate con qualsiasi fotocamera, purché coerenti con le condizioni di upload. Il fotografo dovrà comunicare a tutti i propri amici la pubblicazione attraverso Facebook e Twitter.

24×36: One Camera, One Lens, One City
I migliori 24 saranno ammessi alla seconda fase del contest, riceveranno una Leica X1 in comodato d’uso gratuito, e utilizzando esclusivamente questa fotocamera dovranno produrre nell’arco dei successivi tre mesi un progetto fotografico che al termine sarà composto da 36 fotografie sulla propria città. 
I lavori verranno valutati, e i “migliori dei migliori” avranno l’opportunità di lavorare al fianco di fotografi professionisti e di esporre i propri lavori grazie a Leica.

TIMELINE

Prima fase (adesione): dal 15 settembre al 11 novembre 2011.
Seconda fase (24×36: One Camera, One Lens, One City): 21 novembre 2011 – febbraio 2012

A QUESTO LINK potete trovare le mie 3 foto…basta un clic su “like” oppure su “tweet” per aiutarmi a provare ad entrare tra i primi 24

TEMPUS EDAX – Mostra fotografica di Giorgio Bianchi

Lunedì 6 dicembre 2010 alle ore 17.00 presso la Sala Crociera in Via del Collegio Romano, 27 sarà inaugurata la  mostra fotografica TEMPUS EDAX di Giorgio Bianchi, saluti della Dott.ssa Maria Concetta Petrollo Pagliarani, direttrice della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte e introduzione del Prof. Alberto Manodori Sagredo.  La mostra, curata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’ Arte, espone una ventina di scatti fotografici di Giorgio Bianchi.
Da sempre l’uomo contempla il suo destino e quello della propria civiltà attraverso le rovine. Le rovine sono racconti sull’identità di un popolo, sulla sua storia, sono i resti di un passato che identifica un presente per tentare di responsabilizzare sul futuro. Le rovine evocano inevitabilmente una contrapposizione tra la grandezza di una civiltà passata che le edificò e l’ attuale, il contrasto tra ciò che perdura e ciò che si sgretola.
L’uomo moderno spesso cammina in mezzo alle rovine calcandole quasi con indifferenza, se solo si soffermasse un istante a “sentirle” potrebbero raccontargli storie di popoli, di grandezza e di barbarie, potrebbe ammirare la bellezza di quei frantumi, la solidità e l’eccellenza dell’arte.
E’ con lo spirito attento al “sentire” che Giorgio Bianchi da sempre cammina per il mondo usando il suo mirino quasi fosse il suo alter ego.Le sue fotografie hanno il potere di farci penetrare le sue emozioni, di sollecitare e risvegliare le nostre, ci spogliano dalla presunzione di aver scoperto tutto, ci suggeriscono di incoraggiare l’archeologo che è dentro di noi. Ma i veri archeologi di queste fotografie sono l’acqua, il vento, il fuoco che incidendo rocce e terreni, spostando dune sabbiose, lasciano tornare alla luce capolavori della natura suscitando l’illusione che il tempo si sia fermato in un fatale incantesimo.
Soleva dire Guy de Maupassant “ Il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un’altra realtà inesplorata che assomiglia al sogno”
Attraverso questa porta-viaggio Giorgio Bianchi ci conduce tra le rovine suggestive dei suoi scatti fotografici.
Con la stessa spinta emotiva compaiono nella mostra alcune immagini di scavo dalla raccolta di fotografie ottocentesche della collezione Rodolfo Lanciani possedute dalla biblioteca.
Sono immagini di antiche rovine, mura sgretolate, marmi ritrovati, paesaggi nebulosi, prive di identità, di oggi come di ieri.
La mostra avrà luogo negli ambienti monumentali della sala “Crociera” del Collegio Romano, Biblioteca “Major” del cinquecentesco collegio gesuitico, ora sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

ORARI: Il 9-15-16 Dicembre ore 9.30- 17.00
Il 10-13-14-17 Dicembre ore 9.30- 13.30

Data Inizio:06 dicembre 2010
Data Fine: 17 dicembre 2010
Luogo: Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, Sala Crociera
Orario: 9-15-16 Dicembre ore 9.30- 17.00 / 10-13-14-17 Dicembre ore 9.30- 13.30
Telefono: 0669770053/54
Fax: 066981167
E-mail: b-asar@beniculturali.it
Sito Web: http://b-asar@beniculturali.it

Mario Cresci. Forse fotografia attraverso l’arte

La Mostra è il primo episodio di un progetto, ideato da Luigi Ficacci, che comprende due ulteriori edizioni: una a Roma, all’Istituto Nazionale per la Grafica, e la successiva a Matera, al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata.
Ogni mostra presenterà un nucleo di lavori inediti realizzati specificatamente per ogni sede espositiva e una parte retrospettiva comune alle tre edizioni.
A Bologna, oggetto di elaborazione dell’Artista e luogo della specifica realizzazione di opere, è la Pinacoteca Nazionale. I dipinti della collezione, la loro discendenza dall’Accademia di Belle Arti, le incongruenze dell’apparato attuale del museo, il rito tradizionale e ogni volta nuovo che il visitatore attiva con la sua contemplazione, sono le varie facce ideali e reali della Pinacoteca che hanno ispirato l’inventiva artistica di Cresci e prodotto la disseminazione dei suoi interventi installativi lungo il percorso espositivo.
Curata da Luigi Ficacci in collaborazione con l’Artista, questa prima edizione è stata realizzata dalla Soprintendenza di Bologna, ed è prodotta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Carisbo e dall’Associazione degli Amici della Pinacoteca Nazionale “Società di S. Cecilia”.

Mario Cresci è uno dei protagonisti della ricerca fotografica italiana degli ultimi quattro decenni del XX secolo, ma è anche una figura di punta dell’attualità. Nel suo lavoro più recente infatti, unisce al rigore e alla leggerezza ludica e dissacratoria, che sono tipici dell’avanguardia italiana di fine anni sessanta e settanta, una inesauribile curiosità sperimentale, particolarmente mossa dalle innovazioni della tecnica e dall’attrazione verso il confronto con l’inventiva di altri artisti. Nel panorama italiano odierno, queste componenti e la costante aspirazione di Cresci a “superare la divisione tra il mondo delle idee e il mondo delle cose”, assumono una individuale e pungente originalità.
In considerazione di questi caratteri, Cresci è stato chiamato, nel progetto odierno, a applicare la propria inventiva sulla Pinacoteca Nazionale di Bologna, nella convinzione che l’arte sia una categoria di pensiero indispensabile per il raggiungimento di significati originali e per la risoluzione di problematiche che normalmente vengono riservate alla sola scienza storiografica e alle tecniche museologiche che ne derivano. Leggi l’articolo completo

La Persia Qajar. Fotografi italiani in Iran 1848–1864

In occasione dell’iniziativa “San Valentino, innamorati dell’arte” la mostra sarà aperta sabato 13 e domenica 14 febbraio 2010 dalle ore 10.00 alle 21.00.

La mostra, organizzata dall’Istituto Nazionale per la Grafica nell’ambito delle celebrazioni del 35° anniversario della sua fondazione, è dedicata all’attività di un gruppo di fotografi italiani che operarono in Persia negli anni 1848-1864, sotto il regno di Nâseroddin Shah, della dinastia qajar (1831-1896).
L’identificazione e il recupero della loro opera, ancora oggi poco conosciuta, hanno consentito di aggiungere alla conoscenza della storia della rappresentazione fotografica un episodio singolare e di particolare significato, sia per la cultura fotografica italiana, sia per la vicenda fotografica iraniana, mettendo in luce l’originale contributo fotografico italiano fuori dei confini nazionali, in particolare per quel capitolo della storia della fotografia dell’Ottocento che riguarda il viaggio in Oriente e la costruzione della sua immagine nella cultura letteraria e visiva occidentale.
In Persia, infatti, la presenza italiana ha giocato un ruolo centrale in questi decenni, corrispondenti agli inizi della fotografia, lasciando alcune delle prime testimonianze fotografiche di questo Paese.
Il periodo considerato, eccezionalmente vivo per lo sviluppo degli interessi fotografici, fu particolarmente ricco di avvenimenti che investirono la Persia, sia per quanto riguarda le iniziative diplomatiche italiane ed europee, sia in relazione alle vicende interne e all’interesse verso l’Occidente manifestato dallo shah Nâseroddin. Risalgono a quest’epoca, ad esempio, la formazione dell’Università di Tehran, l’attività fotografica dello stesso Shah e, sul versante occidentale, importanti missioni diplomatiche e scientifiche, come quella del ministro plenipotenziario francese Prosper Bourée (1855-1856), alla quale partecipò come illustratore Alberto Pasini (1826-1899), e quella italiana del 1862 guidata dal ministro Marcello Cerruti, che vide in campo il fotografo Luigi Montabone (1827 ca.-1877), assistito da Alberto Pietrobon, e l’illustratore Stanislao Grimaldi del Poggetto (1825-1903), coadiuvato da Giuseppe Centurione (1824-1897), impegnati al servizio dei diplomatici e del folto gruppo di scienziati tra cui Filippo De Filippi, Giacomo Doria e Michele Lessona.
La produzione dei fotografi italiani in Persia nel periodo compreso tra il 1848 e il 1864, oltre a costituire la più precoce documentazione a noi nota di molti aspetti rilevanti del mondo cagiaro, si presenta così anche come caso emblematico ed esemplificativo delle relazioni che hanno caratterizzato la formazione di modelli rappresentativi nati dallo scambio tra culture differenti.
La testimonianza più precoce riguarda l’opera di Luigi Pesce (1827-1864) e di Antonio Giannuzzi (1819-1876), entrambi fuoriusciti a seguito dei moti risorgimentali del 1848 e attivi in Persia come istruttori militari al servizio dello Shah. Il loro corpus di immagini, eseguite a partire dalla metà degli anni Cinquanta, rappresenta la prima estesa documentazione delle città, dei siti archeologici, dei luoghi sacri e delle emergenze storiche iraniane: Tehran, Tabriz, Persepoli, Pasagardae, Qom, Isfahan, Kermanshah, Bastam, Damghan Dezful, Mashhad, Shiraz, Soltaniyeh, Rey.
La fortuna della successiva campagna di riprese realizzata da Luigi Montabone durante la missione del 1862, riscontrabile nella diffusione internazionale degli album fotografici che ne celebrarono l’evento, testimonia l’interesse verso la singolarità dell’impresa visiva e il particolare rilievo che veniva attribuito alla più moderna e realistica documentazione fotografica. Nella serie di Montabone, che comprende vedute ed edifici di Yerevan, Qazvin, Soltaniyeh, Tabriz, Tbilisi, Tajrish, Tehran, Zanjan, si riassumono e si condensano sapientemente tutti gli intenti documentativi, scientifici, narrativi e celebrativi della missione stessa. Le fotografie così ottenute occupano una posizione particolare rispetto alla ricca produzione di indirizzo orientalista che nel decennio successivo inizierà a circolare con abbondanza in Occidente. Fortemente orientate dagli interessi del gruppo di giovani naturalisti che presero parte alla missione, le immagini fotografiche di Luigi Montabone, nel panorama della fotografia persiana dell’epoca, rappresentano un episodio anticipatore, che sollecitò l’interesse verso soggetti legati alla modernità e alla documentazione sociale. Leggi l’articolo completo